
Ho visto “Affogo” in uno di quei teatri di frontiera dove mi reco interrompendo la catena delle “certezze” che segna il mio lavoro quotidiano. Meglio andare ogni tanto alla ricerca di qualche spettacolo-sorpresa. “Affogo” lo è stato, perché è stata per me la scoperta della scrittura di Dino Lopardo e del suo piccolo gruppo di attori/performer. Lopardo, capo di una banda semiclandestina (non per merito o volontà sua) di “ragazzi del Sud”, dotato di fantasia e lingua bastarda, quindi viva e gustosa, di nascita lucano, amici calabresi, solide radici distribuite e formate andando in giro per l’Italia a creare sinergie e passioni. Scrittura dura la sua, non conciliante, ma affascinante, sintassi rigorosa, idea precisa della struttura
da mettere in scena, consapevolezza visionaria di oggetti, persone, situazioni, suoni, rumori, desideri. Da quella sera non ho più spento la mia attenzione per la scrittura di Dino Lopardo, alla scoperta di precedenze costruite sulla “sgradevolezza” non ruffiana, dando attenzione ai nuovi segmenti di una trilogia della disperazione del nostro tempo.
La vita per Lopardo è racconto da rappresentare, anche oscuro, ma senza lagne, energico e con qualche sorriso. Possiamo parlare allora di un “tragicomico scorretto” nelle parole e nei gesti, di rapidità del racconto, di percorsi che mescolano inorridite memorie d’infanzia contadina capaci di giustificare ogni successiva incertezza di vita e tenerezze d’affetto elargito di pari passo con punitive ossessioni trascinate avanti nel tempo della vita. Questo
di Lopardo è racconto che vaga sulle spalle di una generazione che lascia lontani certi umori di campagna, certe necessità di piccoli paesi di provincia, certe ricchezze familiari che diventano macigni del cuore, diventati il nostro esitare tra tenerezze smargiasse ed esitanti. Davvero credo che non si possa parlare di filiazione della lezione del grande Testori, ma di misterioso ascolto si, di affinità misteriose, di non dichiarato ma sicuro ascolto sì.
Giulio Baffi
Dino Lopardo, autore, attore e regista. Si laurea con una tesi sul radiodramma. Si specializza in sceneggiatura e drammaturgia presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico. Scrive e dirige l’atto unico Trapanaterra, ed è semifinalista inBox ’21. Scrive Attesa, miglior drammaturgia al festival inDivenire 2018 e miglior regia al Roma Fringe Festival dello stesso anno. L’anno successivo ottiene il premio come miglior spettacolo per l’atto unico ION al festival INdivenire di Roma e la sua drammaturgia arriva in finale al premio Carlo Annoni presso il Piccolo Teatro di Milano, successivamente finalista al bando Theatrical Mass 2022. Scrive poi la Trilogia dell’Odio, tre monologhi polifonici: Cesso vince il bando “Mezz’ore d’Autore” promosso dal Teatro Due di Parma. Affogo è finalista a InBox ’24 e vince il premio Torino Fringe Festival – SuiGeneris alla migliore drammaturgia, con pubblicazione presso l’omonima casa editrice. Ottiene inoltre una candidatura agli UBU ’24 nella categoria “Miglior attore – performer under 35”. Finalista come miglior autore di novità italiana al premio “Le maschere del teatro italiano 2025”. Per il cinema, realizza il videoclip “NessunoEscluso promosso da Amnesty International. È autore e regista di due cortometraggi Partecipare (2020) e Vecchio (2022) con Leo Gullotta, vincendo con quest’ultimo, diversi premi nazionali e internazionali. È distribuito da RAI Cinema.