
Mas Ruido è il nome di un “collettivo” che nasce da incontri sparsi e dalla ostinazione di Cristian Urzino e Francesco Lesce. Questo nome dà ora vita a una rivista, qui al suo Numero Zero col titolo Non finito. Lo spunto è tratto dall’opera fotografica di Angelo Maggio sul Non Finito Calabro: un prisma di sguardi gettati su una realtà oscura e inconcepibile, eppure figlia di un mondo civile. Come scrive Stefano Portelli: «queste foto ci portano al mondo reale, invece di astrarre uno stereotipo dalla realtà, come spesso fa la fotografia». Un simile capovolgimento è dovuto alla cruda sincerità dello sguardo che scuote le immagini e alla materia del dramma che ne informa i contenuti. Osservando le foto di Angelo si ha l’impressione che la realtà abbia investito le immagini, forzandole a rivelare i segni storici di un passaggio di civiltà dai mille scompensi. Non sorprende che in queste immagini si cerchi talvolta di intuire un tratto poetico, o il dettaglio di una condizione generale; né stupisce che la loro visione susciti sentimenti avversi: di apertura e rassegnazione, di speranza e di afflizione, di riso e commozione. Ovvio che i non finiti hanno un luogo, dove ogni fabbricato si fà sintomo di un dramma sociale covato in seno al trauma migratorio. A quel luogo appartengono i miti che hanno acceso le aspettative smisurate di un popolo migrante, quindi lo scontento nell’essere riusciti solo in parte a realizzare una dimora. Tuttavia, oggi il cliché ci rende ciechi di fronte al significato delle più profonde delusioni. La “Calabria” diventa altro: un marchio luminoso che si applica a prodotti vendibili. Nel grande mercato delle cose umane, di Calabria e di Meridione d’Italia si parla come di altre frivolezze che un tempo senza storia affida all’esibizione e al chiacchiericcio di vedette e ciarlatani. Della Calabria si dice che è “margine”, “creatività”, “risorsa”, “eccellenza”, “innovazione”, “bellezza”: parole enfatiche in un gioco di pose che si spera possa rendere. Il non-finito è catturato solo in parte in questa spirale dell’estetismo e delle vanità, del detto a contenuto zero, mostrando, nelle pagine che seguono, il suo tratto ineludibile. Il non-finito ci rivela infatti che dalla storia non si può saltar fuori, né si può cambiare realtà cambiando loghi, retoriche e narrative. Accanto a ciò, il nonfinito perde il suo carattere di eccezionalità – quasi fosse il frutto marcio di un popolo incline all’abusivismo – e si manifesta come un pericolo che altre realtà, geograficamente distanti dal Sud d’Italia, devono saper fronteggiare. Questo pericolo rinasce ad esempio nel mito della città “attrattiva”: con Milano in testa a far da modello in quel che resta del Bel Paese. In tal senso, nel parlarci di un dramma locale, il non-finito ci avverte sulla possibilità di un rischio utopico e senza tempo: che i miti sociali possano generare, sempre e ovunque, rovine e delusioni, diaspore e abbandoni.
Nel selezionare i suoi temi, Mas Ruido suggerisce un modo di leggere la realtà: a) cercando di tenere insieme l’alto e il basso della vita culturale: le forme raffinate e i motivi prosaici; b) mostrando che esistono sentieri storici e coerenze culturali dietro modi stravaganti e condotte apparentemente irragionevoli; c) provando sempre a tessere insieme il racconto e l’esperienza, l’analisi e la biografia, le parole e le cose. Anche nel focus sulle “interferenze”, o produzioni d’arte e di pensiero, vale il bisogno di non farsi vincere dai feticismi dei personaggi e dei prodotti: contano le ricerche, le inquietudini, gli esperimenti, l’audacia e l’ebbrezza. Conta quel che accade in una realtà più ricca delle teorie che la riguardano; tra persone che sempre reagiscono al sistema che le riduce a personaggi o strumenti. Questo spirito lega idealmente a un solo filo le scritture, le testimonianze e le immagini qui raccolte. Grazie a Gioacchino Criaco, Felice D’Agostino, Marco D’Angelo, Domenico Lagano, Francesco Lesce, Angelo Maggio, Gianni Miraglia, Fabio Pirrotta, Alessia Rubino, Agostino Tilotta, Lucia Tozzi e Francesco Villari per aver offerto il loro contributo a questo esperimento.